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Scrivo come parlo!
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"Scrivo come parlo!


Riconoscere difficolta' linguistiche per

 

prevenire un disturbo di apprendimento..."


Quando si parla di Disturbo dell’Apprendimento l’imperativo categorico per un intervento riabilitativo è la precocità. Ma la realtà, ahimè (e ahi loro, i bambini!) è spesso il suo contrario: il ritardo. Mi riferisco a quella circostanza che si realizza frequentemente nella nostra routine clinica per cui un bambino approda a una diagnosi (e quindi a un trattamento) quando ormai le difficoltà si sono consolidate, anzi accentuate.

Considerando che gli apprendimenti scolastici dipendono sempre da altri precedenti, se un bambino non automatizza gli strumenti di base, non potrà acquisire abilità più complesse, che implicano l’integrazione di capacità più semplici, ma propedeutiche. Banalizzando, ma con l’intento di essere chiara anche ai “non addetti ai lavori”, se un bambino dice /def:ino/, /majone/ e /kala/ anziché delfino, maglione e scala, lo scriverà esattamente come lo pronuncia, perché non riesce a identificare, produrre e programmare nel giusto ordine tutti i suoni (e quindi le lettere) che compongono la parola.

La differenza fra le sue competenze e quello che ci si attende per la sua età e la classe che frequenta sarà via via più marcata. Le conseguenze di tale gap, per citarne alcune, sono insuccesso scolastico, bassa autostima, demotivazione allo studio, emarginazione... Fortunatamente è possibile evitare di arrivare a tutto questo, attraverso la prevenzione e la sensibilizzazione.

La prima è orchestrata da operatori sanitari all’interno delle scuole materne o elementari, attraverso screening per i quali esistono appositi test e questionari. La seconda è rivolta a insegnanti e genitori ed è, senza troppe pretese, scopo di questo spazio. Ci sono segnali che accompagnano l’insorgenza di un Disturbo dell’Apprendimento che devo essere prima di tutto riconosciuti.

In presenza di quei segnali il disturbo non deve essere semplicemente atteso con rassegnazione e impotenza, come se il suo decorso fosse inesorabile e immutabile. Deve essere incalzato. È necessario indagare più approfonditamente le prime difficoltà emergenti e predittive di un disturbo, monitorarne l’andamento, attivando subito le modalità di intervento più adeguate.

Ma quali sono questi segnali?

Innanzitutto la familiarità. Un’anamnesi familiare positiva, il che significa che in famiglia ci sono o ci sono stati altri casi di difficoltà scolastiche, anche misconosciuti o etichettati come svogliatezza, pigrizia...Sono campanelli d’allarme anche pregresse difficoltà linguistiche, motorio-prassiche, uditive e visuo-spaziali. In particolare, per quanto riguarda il linguaggio, il ruolo che la fonologia gioca nell’avvio degli apprendimenti è cruciale.

Nel corso dell’ultimo anno della scuola materna i bambini acquisiscono la consapevolezza fonologica. La capacità di riconoscere la differenza tra parole che si assomigliano (palla e balla, muro e mulo), di identificare il suono con cui iniziano o finiscono le paroline (“Mano inizia come il mio nome, Martina!” “Vaso fa rima con Tommaso!”) fino a manipolarle togliendone o spostandone pezzetti (se scambio le iniziali di coro e tane diventano toro e cane).

La raccomandazione per le famiglie e gli insegnanti della scuola è quella di segnalare all’attenzione dei servizi di Neuropsichiatria Infantile quei bambini che alla fine della prima elementare sono ancora significativamente lenti nella lettura, non riconoscono le letterine, non associano i suoni alle lettere corrispondenti, non controllano le sillabe e non hanno acquisito la scrittura in stampatello.

In ambito matematico non riconoscono a colpo d’occhio piccole quantità (fino a tre), non leggono e scrivono i numeri entro il dieci e non risolvono calcoli entro la decina, anche con l’aiuto delle dita, dei pennarelli o di altro materiale concreto.

Proverò a tracciare l’identikit di un bambino con Disturbo dell’Apprendimento. Spesso è vivace, fa fatica a concentrarsi, a mantenere a lungo l’attenzione e a ricordare (soprattutto le parole). È poco orientato nel tempo, non riesce a organizzarsi, non sa leggere l’orologio, non fissa i giorni della settimana, i mesi, le stagioni, la data del suo compleanno e le festività. Confonde la destra con la sinistra ed è impacciato nei compiti fini come allacciarsi le scarpe e chiudere la camicia con i bottoni.

Mamme, papà, maestre! Quando emergono difficoltà, anche se sfumate, non aspettate!

 Consultate specialisti per una valutazione.

Anche se si tratta di un semplice ritardo, destinato a evolvere spontaneamente e positivamente, se non si interviene può intralciare l’avvio degli apprendimenti. Se tali difficoltà confermano invece un conclamato disturbo, averle affrontate tempestivamente garantirà una maggiore efficacia del trattamento.

 

Autrice: Logopedista Elisa Giussani

            Collaboratrice Info Point Agiad Milano

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