Dsa e Cervello

Notizie dal mondo dei disturbi specifici di apprendimento.

Dsa e Cervello

Messaggioda LauraGargioni » lun dic 09, 2013 12:16 pm

Le Scienze del 08-12-2013

Una scarsa comunicazione cerebrale all'origine della dislessia

Le persone affette da dislessia, che rappresentano circa il 10 per cento della popolazione, hanno difficoltà di lettura, di elaborazione del linguaggio parlato e in definitiva di apprendimento, ma l'origine del disturbo non è nella difficoltà a codificare le informazioni fonetiche quanto piuttosto nel recuperarle una volta memorizzate. È questa la conclusione di uno studio pubblicato su“Science” a firma di Bart Boets dell’Università cattolica di Leuven, in Belgio.

Durante il processo di acquisizione di una nuova lingua ogni individuo deve imparare anzitutto l’insieme delle unità basilari di suono che essa utilizza, denominati fonemi. Il passo successivo consiste nell’imparare a raggruppare tutti i diversi modi in cui un dato fonema può essere pronunciato, distinguendo tra quelli molto simili, per esempio la “b” o la “d”.

Negli ultimi decenni, vari studi hanno portato a ipotizzare che le persone con dislessia non sviluppassero precise rappresentazioni fonetiche e che quindi non fossero in grado di riconoscere le distinzioni più fini di una lingua. In questo modello, i dislessici avrebbero in sostanza una rappresentazione distorta dei fonemi, come se avessero appreso le parole da un vocabolario dove alcune macchie rendono indistinta l’ortografia delle parole.

Recentemente, alcuni ricercatori hanno sviluppato un modello diverso della dislessia, in cui le rappresentazioni fonetiche sarebbero intatte. A non funzionare correttamente sarebbe la capacità del cervello di accedere a esse.

Boets e colleghi hanno messo a confronto i due modelli utilizzando una tecnica di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per catturare immagini in 3D dell’attività cerebrale di 23 soggetti adulti con dislessia e 22 soggetti del gruppo di controllo
mentre udivano la pronuncia di diversi suoni.

A ciascun partecipante era richiesto di ascoltare alcune parole senza senso, come successioni di sillabe come per esempio “ba-ba-ba-ba” seguite dalle stesse parole modificate in una consonante o in una vocale, come per esempio “da-da-da-da”, e di riferire quale cambiamento avessero percepito. Questo semplice test, secondo gli autori, permette di valutare la correttezza delle rappresentazioni dei fonemi da parte dei soggetti.

Analizzando i risultati, è emerso che l’accuratezza delle risposte dei soggetti dislessici non differiva sostanzialmente da quella dei soggetti normali, e lo stesso accadeva per i segnali neurali rilevati con la fMRI, indicando, secondo i ricercatori, che la loro rappresentazione fonetica è intatta. La caratteristica delle risposte influenzate dalla dislessia è invece la velocità della risposta, ritardata in media del 50 per cento rispetto ai soggetti normali.

Analizzando l’attività complessiva del cervello, gli autori hanno documentato una minore coordinazione del funzionamento di 13 aree cerebrali legate all’elaborazione dei fonemi di base con l’area di Broca, responsabile dell’elaborazione di alto livello del llnguaggio. Un’analisi più raffinata dei segnali rilevati ha mostrato che più era debole il coordinamento delle aree cerebrali, più erano lente le risposte dei soggetti dislessici.

La conclusione di Boets è colleghi è quindi che la dislessia rifletta una scarsa capacità di accedere all’informaizne sui fonemi invece che a una scarsità d’informazioni sui fonemi stessi.
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Dsa e Cervello - 2

Messaggioda LauraGargioni » lun dic 09, 2013 12:23 pm

Cosa succede nel cervello di un dislessico?

Un nuovo studio belga apre nuovi scenari per il trattamento di un disturbo di cui soffrono 700 milioni di persone in tutto il mondo-

La dislessia è tutt’altro che una malattia rara: secondo le stime più recenti oggiAggiungi un appuntamento per oggi questo disturbo interesserebbe almeno il 10% della popolazione, ovvero circa 700 milioni di persone in tutto il mondo. Ma cos’è la dislessia, e come si manifesta? Ne parla il quotidiano spagnolo El País, spiegando anche l’evoluzione della conoscenza medica del disturbo: per decenni gli scienziati avevano individuato l’origine del problema nel sistema di rappresentazione fonetica, che nel cervello dei dislessici sarebbe distorto.

DEFICIT DI CONNETTIVITÀ. Non sarebbe così: un recente studio ha preso in esame 23 volontari, di cui uno soltanto dislessico, che si sono sottoposti a un esame di imaging cerebrale. Nel soggetto dislessico le rappresentazioni fonetiche cerebrali sarebbero risultate intatte ma è stato rilevato un deficit tra le tredici aree del cervello che concorrono all’elaborazione e allo sviluppo del linguaggio. Sarebbe proprio questo deficit a causare la dislessia: una scoperta che porta i medici a riconsiderare le terapie messe in pratica fino ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi che, per essere realmente efficaci, dovrebbero essere volte a migliorare la connettività tra le aree cerebrali deputate al linguaggio.

NESSUN LEGAME CON L’INTELLIGENZA. La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che rende più difficoltoso imparare a leggere con scioltezza e comprendere la totalità del testo letto. Il disturbo non ha niente a che vedere con l’intelligenza ma, piuttosto, con la struttura stessa del cervello indipendentemente dalle capacità cognitive dell’individuo e gli psicologi hanno spiegato che chi è dislessico ha difficoltà ad associare i fonemi ai rispettivi segni grafici – che sono i «mattoni» del linguaggio umano, scritto e parlato. Le difficoltà di lettura di un dislessico non sono legate alla percezione visiva dei grafemi e il disturbo, che peraltro sembra essere più comune negli uomini che nelle donne, ha una forte componente genetica.

COLLEGAMENTI CEREBRALI. Il neuroscienziato Boets Bart e i suoi colleghi delle università di Lovanio, Londra, Oxford e Zurigo, hanno utilizzato tecniche avanzate per osservare come funziona il cervello di un dislessico quando si trova a dover leggere ad alta voce un testo scritto. I risultati dello studio, che saranno presto pubblicati su Science, hanno evidenziato notevoli differenze tra le mappe di connettività dei soggetti affetti dal disturbo paragonate a quelle dei soggetti normali: i collegamenti tra il giro frontale inferiore e l’area della corteccia uditiva sarebbero molto più deboli, rendendosi quindi responsabili dell’insorgere del disturbo.

UNA DIAGNOSI DIFFICILE. Non tutti gli scienziati sono convinti della validità di questa tesi, e cioè che la dislessia sia totalmente indipendente dalla rappresentazione fonetica a dalla capacità di distinguere chiaramente un fonema dall’altro. Su una cosa, però, gli esperti sono tutti concordi: poiché l’articolazione del linguaggio e la lettura sono processi mentali estremamente complessi, la dislessia può apparire sotto molteplici forme, rendendo più difficile una diagnosi. Solitamente, il problema si palesa nei primi anni di scuola e, come sottolinea Boets, «le difficoltà a imparare a leggere e a scrivere non vanno a impattare solo sull’istruzione e lo sviluppo cognitivo, ma anche sul benessere socio-emotivo dell’individuo».
LauraGargioni
 
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